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mercoledì 4 luglio 2007

Immigrazione: a giugno 210 morti nel canale di Sicilia

Guardiacoste Italia recupera naufraghi spesso in acque maltesi ---- Bruxelles, 3 lug. (Apcom) - La Guardia costiera italiana ha salvato 3.758 immigranti clandestini fra il primo gennaio e il 26 giugno 2007, ma almeno 210 persone sono annegate o scomparse nel Canale di Sicilia in un solo mese, dal primo al 29 giugno scorsi. Lo ha detto Paolo Artini, rappresentante dell'Unhcr (l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati), durante un'audizione pubblica su "Le tragedie dei migranti in mare" svoltasi oggi al Parlamento europeo a Bruxelles. Nella prima metà del 2007, ha riferito Artini, gli arrivi di immigranti illegali in Italia (circa (5.200) sono diminuiti del 30% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, mentre sono quadruplicati gli arrivi a Malta (700). L'aumento della pressione su questa piccola isola è una cattiva notizia, viste le limitate capacità d'intervento delle squadre maltesi di ricerca e salvataggio, rispetto alla grande estensione (più vasta della superficie della Gran Bretagna) dell'area di mare sotto il controllo delle autorità di La Valletta. Fortunatamente, i guardiacoste di altri paesi, e in particolare dell'Italia, vanno anche nelle acque che non sarebbero di loro competenza a cercare e salvare le persone in balìa dei barconi dei trafficanti. Nel 2006, ha segnalato Artini, il 49% delle operazioni di salvataggio portate a termine dai mezzi dalla Guardia costiera italiana (152 su 311) è stato effettuato nella regione di mare sottoposta all'autorità maltese. Nei primi sei mesi di suest'anno, le persone salvate nelle stesse acque dai mezzi italiani sono state 1.663, il 44% del totale (3.578). "La Guardia costiera italiana è molto attiva e si è particolarmente distinta per i salvataggi effettuati non solo nelle acque di competenza maltesi, ma anche nelle acque internazionali, che sarebero di competenza libica, com'è successo nel famoso caso dei naufraghi attaccati alle reti da pesca", ha detto Artini ad Apcom a margine dell'audizione. Malta ha limitate capacità di controllo, ma non vuole ridurre la superficie di mare sottoposta alla sua autorità per le operazioni di ricerca e salvataggio perché coincide con la Regione maltese d'informazione per l'aviazione, che genera considerevoli risorse economiche dal traffico aereo.

Fonte: http://www.vita.it/

Rinfrescante e antimicrobi, nasce il tessuto all’aloe

Presto potremmo indossare abiti fatti apposta per non irritare pelli sensibili o provocare danni ulteriori a chi già soffre di irritazioni. Merito di un nuovo tessuto rinfrescante trattato con finissaggio naturale a base di Aloe Vera. Lo ha realizzato un'azienda di prodotti naturali (Crespi 1797), che ha messo insieme oltre 200 componenti della pianta officinale. La casa produttrice assicura una particolare morbidezza e una sensazione di benessere, un effetto idratante e confortevole, rinfrescante e calmante su pelli arrossate e irritate. Il tessuto dovrebbe avere inoltre proprietà antimicrobiche, di protezione dagli insetti e di stimolazione della circolazione.

Fonte: http://www.staibene.it/sb_home.asp

Pomodori, pesche e mele sono più sani se “bio”


La prossima volta che dovrete acquistare pomodori, pesche o mele, tenete presente che "bio" è meglio. Potrebbe essere questo il consiglio che si può desumere da tre nuovi progetti di ricerca europei dell'università di Hohenheim, in Germania, secondo cui queste tre tipologie di frutta avrebbero maggiori qualità nutrizionali rispetto a quelle convenzionali. Un risultato che suffragherebbe quanto già emerso da un'altra recente ricerca Usa sul kiwi.Secondo gli studiosi tedeschi, i pomodori biologici "contengono più materia secca, zuccheri totali e residui, vitamina C, betacarotene e flavonoidi". Mentre i pomodori convenzionali sarebbero più ricchi di licopene e acidi organici. Quanto alle pesche, "quelle biologiche hanno un maggior contenuto di polifenoli al momento della raccolta", grazie alla particolare tecnica di coltivazione. Discorso analogo per le mele: gli studi hanno riscontrato nella purea di mele biologiche un maggior contenuto di sostanze bio-attive (fenoli, flavonoidi e vitamina C) rispetto a quella ottenuta da mele convenzionali.


lunedì 2 luglio 2007

Banche, partiti e consumatori


La pubblicizzazione degli interrogatori e delle intercettazioni telefoniche in merito all'affaire Unipol-Quotidiano Nazionale-Bpi-Corriere della Sera, rende chiaro un quadro al quale mancavano alcuni tasselli. L'operazione Unipol, vista con favore da alcuni partiti del centro-sinistra, mirava a costituire un polo bancario con Bnl e Mps, con l'acquisizione del Quotidiano nazionale (Nazione, Resto del Carlino, Giorno), mentre l'operazione Bpi, vista con favore da alcuni partiti del centro-destra, mirava a costituire un polo bancario con Antonveneta e all'acquisizione del Corriere della Sera. Due operazioni speculari, messe a punto da entrambi gli schieramenti, con la benedizione di Antonio Fazio, allora governatore della Banca d'Italia e in nome della italianita' delle banche, minacciate da concorrenti estere. La bandiera della italianità è stata sventolata e supportata da alcuni media e ha fatto credere a molti italiani che occorreva salvare la Patria, ovvero gli interessi di partiti e banche amiche. Tutta questa operazione si faceva, si fa, sulla pelle, meglio sul portafoglio, dei consumatori. Quale tutela potrebbero avere i risparmiatori da chi li governa se gli interessi dei partiti e delle banche sono un tutt'uno? Certo, qualche fuoco di artificio si accende sempre per incantare i creduloni, ovvero i risparmiatori. Sta di fatto che il costo dei conti correnti delle nostre banche sono i più alti in Europa, nonostante gli sforzi dell'Abi di coprirsi con la foglia di fico del progetto "PattiChiari", che proprio chiari non sono.


Primo Mastrantoni, segretario Aduc


Fondi pensione: i soldi sono dei lavoratori o delle aziende?


Una delle cose che non si comprendono nella normativa sulla previdenza complementare è cosa diavolo ci facciano i rappresentati dei datori di lavoro negli organi di amministrazione e controllo dei fondi così detti negoziali o chiusi (art. 5 comma 1 del d.lgs 252/05). I soldi versati nei fondi pensione sono o non sono dei lavoratori? Perché mai le aziende ci devono mettere bocca? Il fatto che i soldi versati nei fondi pensione provengano dall'azienda (TFR e contributo "datoriale" ) non giustifica certo il fatto che l'azienda debba mettere bocca nel funzionamento del fondo. Anche lo stipendio è versato dalle aziende, non per questo il datore di lavoro può permettersi di sindacare su come lo stipendio venga speso dal lavoratore. La questione è meno secondaria di quanto si possa pensare. L'assurdità della norma sopra indicata, infatti, produce le assurdità segnalate dai nostri lettori come questa praticata dal fondo dei metalmeccanici (il più significativo per numero di aderenti): Ho lavorato come impiegato in un'azienda del settore metalmeccanico fino al 31 maggio 2006 e fino a quella data ho versato i miei contributi al fondo chiuso Cometa. L'interruzione del rapporto di lavoro è stata causata dalla messa in mobilità, una condizione che mi permette il riscatto totale della posizione maturata presso il fondo. Ho atteso un anno prima di procedere al riscatto ma i rendimenti deludenti mi hanno convinto ad attivarmi. Nonostante il mio diritto al riscatto totale sancito dallo statuto ho appurato che il fondo in pratica osteggia questa mia richiesta. Nel modulo da utilizzare per la richiesta di riscatto è infatti presente una sezione, da compilare obbligatoriamente, riservata all'azienda presso cui lavoravo e che questa dovrebbe firmare e timbrare. Ma io non ho più alcun rapporto con l'azienda che mi ha licenziato (l'azienda potrebbe anche non esistere più...) e ritengo peraltro che essa non sia obbligata a controfirmare e certificare un atto che riguarda unicamente il sottoscritto e Cometa. Ho cercato di mettermi in contatto con un rappresentante del fondo per ottenere dei chiarimenti ma per gli aderenti è disponibile solo un call center affidato in gestione esterna. La voce del call center ha definito "regola" la prassi seguita dal fondo ed ha sottolineato che non è eludibile. Mi ha inoltre detto che la mancanza del suggello da parte della società presso cui lavoravo ritarderà per un tempo indefinito l'apertura della pratica di riscatto. Tale ostinazione mi sconcerta: quando una prassi si rivela vessatoria o addirittura illegittima essa va modificata. Perché la mia firma su una dichiarazione scritta non è sufficiente ad avviare la pratica? Perché il fondo non mi chiede un documento in mio possesso, come la lettera di licenziamento o l'attestazione dell'iscrizione alle liste di mobilità? Con che arroganza Fondo Cometa mi vincola ad ottenere da terzi un riscontro documentale che può benissimo procurarsi autonomamente? L'1,27% dei contributi degli aderenti (comparto crescita, esercizio 2006) viene usato per i costi di gestione ma nel momento in cui il fondo sta per perdere la titolarietà della gestione, si guarda bene dall'usare queste trattenute per quella che in fondo è ordinaria amministrazione. Cordiali saluti, Lettera firmata Il nostro lettore ha tutte le ragioni del mondo. Il comportamento del Fondo Cometa è incomprensibile ed auspichiamo un pronto intervento della Covip, l'organo di vigilanza sui fondi pensione, affinché si impedisca ai fondi pensione chiusi di frapporre ostacoli burocratici per l'esercizio dei diritti previsti dalla normativa.


sabato 30 giugno 2007

INFILTRAZIONI CIA NEI GIORNALI E NEI PERIODICI VENEZUELANI


di Hernán Uribe(30 giugno 2007)

Santiago del Cile - Il quotidiano conservatore cileno El Mercurio pubblica ogni giorno e in maniera servile molto materiale contro il governo bolivariano di Hugo Chavez ma ha osservato il silenzio sulle denunce che mettono in relazione i media e i giornalisti venezuelani con la Central Intelligence Agency (CIA) e altre istituzioni degli Stati Uniti.Il 25 maggio scorso, a Caracas, l’avvocato statunitense Eva Golinger ha affermato, che il Dipartimento di Stato del suo paese studiava il modo di finanziare media e giornalisti venezuelani. “Lo scopo della cosiddetta Divisione di Affari Educativi e Culturali sarebbe influenzare la politica editoriale degli organi di comunicazione” ha affermato la Golinger. L’avvocato ha basato la sua denuncia sulla documentazione ufficiale statunitense comprovante che questi programmi si stanno attuando prima e dopo il colpo di stato del 2002.“Purtroppo, nella migliore delle ipotesi, in Venezuela ci sono giornalisti manipolati dal Dipartimento di Stato” ha affermato la giurista. Le parole della Golinger hanno consolidato le rivelazioni divulgate alcuni giorni prima dall’emittente televisiva statale VTV, dove si è affermato, facendo nomi e cognomi, che sei giornalisti venezuelani hanno ricevuto denaro dal governo di Washington. (1)Tra questi c’è Roger Santodomingo che è stato anche accusato, il 28 maggio scorso, davanti alla Procura generale, di "istigare l'omicidio e di accettare finanziamenti dagli Usa per destabilizzare il governo”. Di fronte a questa imputazione di William Lara, Ministro della Comunicazione e Informazione, Roger Santodomingo – riporta un comunicato della IFEX (Organizzazione per lo scambio internazionale di libertà d’espressione)– ha precisato di aver “solamente” diffuso un'inchiesta nella quale un 30% affermava che la "soluzione" era assassinare Chávez. Che ne sarà del Codice di Etica e dell’Ordine dei giornalisti venezuelani?Precedentemente il governo del Venezuela aveva denunciato il canale Globovision per aver diffuso in codice un incitamento alla eliminazione fisica del Capo di Stato attraverso l’insistente riproduzione della notizia dell’attentato a papa Giovanni Paolo II e all'utilizzazione, come musica di sottofondo, della canzone “Esto no termina aqui” ( "Questo non finisce qui") del panamense Ruben Blades. Ovviamente si era trattato di un messaggio subliminale. La Globovision ha argomentato la sua innocenza citando un episodio avvenuto in Cile alla vigilia del golpe militare. Il 21 agosto ’73 una emittente radiofonica di Puerto Montt, città al sud del paese, diffuse ossessivamente questo messaggio “Siamo di più di quello che credevamo. Cappuccetto Rosso è con noi”. Era un messaggio per i cospiratori e il nome del personaggio della fiaba corrispondeva a Pinochet, che aveva deciso di unirsi al complotto.L'omissione di El Mercurio riguardo la Cia ha certamente una motivazione politica oltre che freudiana, dato che al quotidiano fa male ricordare i milioni di dollari ricevuti negli anni ’70 per contribuire alla deposizione e morte del presidente Salvador Allende. Tre anni dopo il golpe una indagine del Senato statunitense ha rivelato che l’intromissione della Cia in questo giornale è arrivato al punto di inserire i suoi agenti addirittura nell'organizzazione editoriale. Il Rapporto Church (dal nome del senatore che ha coordinato il Comitato) denuncia che questo organismo di spionaggio ha ingaggiato giornalisti, ha editato pubblicazioni di distribuzione nazionale e ha elaborato materiale per i quotidiani, i settimanali e le emittenti radiofoniche e, oltretutto, molti di questi "contenuti" sono stati esportati a organi latinoamericani e europei. Le ingerenze nella stampa da parte della Cia, un ente statale, si è basato e si esercita oggi su di un classico principio imperiale che ha formulato in suo favore William Colby, uno dei suoi direttori: “ La Cia ha il diritto legittimo di infiltrarsi nella stampa straniera ma non in quella degli Stati Uniti. La Cia ha lo scopo di influire, attraverso i mezzi di comunicazione, nello sviluppo e nella fine degli atti politici degli altri paesi”. Senza commento.La propaganda contro il Venezuela si è intensificata a partire dal non rinnovamento della frequenza della ex Radio Caracas Television (RCTV). Nel Senato cileno sono stati approvati i “Progetti di Accordo” (così, di solito, vengono denominati), due opportunità e con votazioni che non arrivano alla metà dei membri di questa Camera. In entrambi i casi si chiede alla presidente Bachelet di protestare per il caso RCTV, ma la Capo di stato non è caduta nell’imboscata. Nell’ansia di riprodurre il modello di pubblicità indotta da Washington, questi accordi senatoriali sostengono che “sebbene il governo del Venezuela abbia la facoltà di non rinnovare la concessione a RCTV per i firmatari significa una chiara limitazione alla libertà di stampa ed espressione”. Che stoltezza, se già esiste il meccanismo legale, è logico che si applichi.Naturalmente, nessuno di quelli che augurano il peggio a Hugo Chávez ha ricordato che negli Stati Uniti vige lo stesso meccanismo di permessi e rinnovi per le frequenze radiofoniche e televisive. Inoltre, il termine d’uso è di otto anni e per ottenere il rinnovo questiorganismi devono dimostrare di “essere stati utili all’interesse pubblico”. In un articolo molto critico , Michael J. Copps, membro della Commissione Federale della Comunicazione (FCC) suggerisce sia di rafforzare il processo di rinnovamento, sia di accorciare il periodo di licenza a tre anni. E sottolinea: “L’uso dello spazio radioelettrico costituisce un privilegio –redditizio- non un diritto e temo che la FCC non abbia fatto abbastanza per difendere l’interesse pubblico" (2). E’ mai possibile, allora, che negli Usa non si rinnova alcuna concessione? e comunque, che diranno i membri del SIP (Sociedad Interamericana de Prensa) e i membri del Gruppo giornalistico americano (GDA)?

NOTE(1) I giornalisti accusati sono: Aymara Lorenzo, Pedro Luis Flores, Ana Karina Villalba, María Fernanda Flores, Miguel Angel Rodríguez e Roger Santodomingo(2) )Michael J. Copps, "El precio del espacio radioeléctrico gratuito", in The New York Times, giugno 6/07

Fonte: http://www.giannimina-latinoamerica.it/visualizzaNotizia.php?idnotizia=82

PROCESSO ESMA




Si è conclusa con cinque ergastoli la vicenda giudiziaria che, a quasi 30 anni dal golpe in Argentina, ha avuto protagonisti cinque ufficiali della Marina per l’omicidio volontario premeditato – aggravato dalle sevizie e crudeltà – degli italo-argentini Angela Aieta, Giovanni Pegoraro e di sua figlia Susanna, desaparecidos durante l’ultima dittatura. Gli imputati Jorge Acosta, Alfredo Astiz, Antonio Vanek ed Hector Febres non erano presenti in aula, si trovano agli arresti domiciliari o in carcere in Argentina. Jorge Vildoza (foto) è invece latitante da 21 anni.La sentenza e' andata al di la' delle aspettative: il pubblico ministero Francesco Caporale aveva infatti chiesto, il 28 febbraio scorso, quattro ergastoli e l'assoluzione per Antonio Vanek. Soddisfazione e' stata espressa dal pm, dalle parti civili avvocati Giancarlo Maniga e Marcello Gentili. Quest'ultimo ha tenuto a sottolineare che "la condanna anche di Vanek - che noi abbiamo dimostrato essere il coordinatore dei voli della morte - fa salva la memoria di tutte le vittime e fa salva la sofferenza di tutti i vivi". Soddisfazione anche dall'Avvocatura dello Stato e dalla provincia di Cosenza, parti civili nel processo.Angela Aieta fu sequestrata dai militari il 5 agosto del 1976, detenuta all’ESMA, torturata e fatta sparire. Il sequestro di Angela fu deciso dai militari a causa della sua lotta per la liberazione del figlio, Dante Gullo, dirigente della Gioventù Peronista in galera dal 1975 e rilasciato nel 1983.Giovanni e Susanna Pegoraro furono sequestrati il 18 Giugno del 1977 e qualche mese dopo portati all’ESMA, dove Susanna partorì una bambina adottata da un Sottoufficiale di Marina. La bambina è stata ritrovata nel 1999 ma ha rifiutato di sottoporsi alle analisi del sangue.