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venerdì 6 luglio 2007

Grazie a Movimento Consumatori, Wind condannata per errata informazione

Il Tribunale di Roma, ha accolto l'azione inibitoria attivata dal Movimento Consumatori nei confronti di Wind, promossa a seguito di numerose segnalazioni degli utenti che sono stati male informati sulla copertura con la rete a “banda larga”della loro linea telefonica. Sul sito www.libero.it gli utenti potevano verificare se la loro zona era coperta dall'Adsl, ma ogni volta il risultato era positivo, anche quando effettivamente non era ancora possibile usufruire della banda larga per quella linea telefonica. “Questa sentenza – spiega Laila Perciballi del Movimento Consumatori - costituisce una vittoria per tutti i cittadini, perché per la prima volta il giudice ha condannato i comportamenti scorretti del gestore, per la scorretta ed errata informazione sulla effettiva copertura Adsl delle utenze telefoniche verificabili attraverso la procedura telematica presente sul sito www.libero.it”.Il Movimento Consumatori di Roma ha ottenuto, dunque, la condanna di Wind a correggere questo comportamento perché lesivo degli interessi dei consumatori. Il Tribunale di Roma ha ordinato al gestore che “all'interrogazione dell'utente circa la copertura in Adsl veloce del suo numero telefonico, fornisca in ogni caso una risposta veritiera, ossia corrispondente alla reale situazione individuale dell'utente, e completa, con esito differenziato, in relazione alle diverse offerte commerciali dell'azienda, siano esse del solo servizio Internet o anche di fonia”. “Inoltre - aggiunge la Perciballi - il giudice ha ordinato alla Wind “per contribuire a ristabilire anche per il passato la corretta informazione, rimuovendo eventuali effetti pregiudizievoli delle violazioni accertate, la pubblicazione a cura e spese di Wind, per una sola volta, sui quotidiani a diffusione nazionale La Repubblica ed Il Messaggero di un avviso contenente il dispositivo di questa sentenza, con l'indicazione degli estremi del giudizio, dell'organo giudicante e delle parti a caratteri tipografici doppi del normale”.Wind dovrà dar luogo alla modifica della procedura telematica e alla pubblicazione del dispositivo della sentenza entro e non oltre il 6 luglio 2007; in caso contrario, il Movimento Consumatori si attiverà per dare esecuzione alla sentenza del Tribunale di Roma.

di Movimento Consumatori (angela.carta@movimentoconsumatori.it)

mercoledì 4 luglio 2007

Cina: la lettera del Papa sparisce dal web

La Lettera di Benedetto XVI al clero ed ai fedeli della Repubblica popolare cinese e' sparita dai siti web cattolici che la ospitavano sin dalla sua pubblicazione. Allo stesso tempo, dalla Cina e' tuttora impossibile aprire il sito internet della Santa Sede. Lo riferisce oggi Asianews, agenzia di informazione missionaria del Pime, secondo la quale questa scelta e' stata denunciata da sacerdoti e fedeli cinesi, ufficiali e non, che gestiscono i vari portali. Alcuni avevano inserito il testo in cinese semplificato appena era stato pubblicato, ma hanno ricevuto la visita di alcuni rappresentanti del governo che li hanno ''convinti'' ad eliminarla. Asianews riferisce che secondo un sacerdote, anonimo per motivi di sicurezza, questa proibizione ''prova come e' vero cio' che il Papa scrive a proposito dell'influenza governativa negli affari religiosi''. Allo stesso tempo, essa ''dimostra che la Chiesa in Cina non gode di piena liberta' religiosa''. Eppure, in un'intervista antecedente alla pubblicazione del testo, il vice presidente dell'Associazione patriottica dei cattolici cinesi Liu Bainian aveva dichiarato che l'Ap ''non avrebbe distribuito ai fedeli la Lettera, che poteva essere tranquillamente scaricata da internet''. Tuttavia, il testo papale ha raggiunto lo stesso le comunita' cattoliche cinesi: fonti di AsiaNews nel Paese spiegano che esso e' stato inviato via fax o portato a mano, oppure scaricato da internet grazie a siti civetta che sono riusciti ad eludere la censura del governo. L'agenzia missionaria gia' nei giorni scorsi, immediatamente dopo la pubblicazione della lettera di Benedetto XVI aveva dato ampio risalto alle reazioni in Cina di fronte a un testo cosi' importante.

Fonte: redazione@vita.it http://www.vita.it/

Immigrazione: a giugno 210 morti nel canale di Sicilia

Guardiacoste Italia recupera naufraghi spesso in acque maltesi ---- Bruxelles, 3 lug. (Apcom) - La Guardia costiera italiana ha salvato 3.758 immigranti clandestini fra il primo gennaio e il 26 giugno 2007, ma almeno 210 persone sono annegate o scomparse nel Canale di Sicilia in un solo mese, dal primo al 29 giugno scorsi. Lo ha detto Paolo Artini, rappresentante dell'Unhcr (l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati), durante un'audizione pubblica su "Le tragedie dei migranti in mare" svoltasi oggi al Parlamento europeo a Bruxelles. Nella prima metà del 2007, ha riferito Artini, gli arrivi di immigranti illegali in Italia (circa (5.200) sono diminuiti del 30% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, mentre sono quadruplicati gli arrivi a Malta (700). L'aumento della pressione su questa piccola isola è una cattiva notizia, viste le limitate capacità d'intervento delle squadre maltesi di ricerca e salvataggio, rispetto alla grande estensione (più vasta della superficie della Gran Bretagna) dell'area di mare sotto il controllo delle autorità di La Valletta. Fortunatamente, i guardiacoste di altri paesi, e in particolare dell'Italia, vanno anche nelle acque che non sarebbero di loro competenza a cercare e salvare le persone in balìa dei barconi dei trafficanti. Nel 2006, ha segnalato Artini, il 49% delle operazioni di salvataggio portate a termine dai mezzi dalla Guardia costiera italiana (152 su 311) è stato effettuato nella regione di mare sottoposta all'autorità maltese. Nei primi sei mesi di suest'anno, le persone salvate nelle stesse acque dai mezzi italiani sono state 1.663, il 44% del totale (3.578). "La Guardia costiera italiana è molto attiva e si è particolarmente distinta per i salvataggi effettuati non solo nelle acque di competenza maltesi, ma anche nelle acque internazionali, che sarebero di competenza libica, com'è successo nel famoso caso dei naufraghi attaccati alle reti da pesca", ha detto Artini ad Apcom a margine dell'audizione. Malta ha limitate capacità di controllo, ma non vuole ridurre la superficie di mare sottoposta alla sua autorità per le operazioni di ricerca e salvataggio perché coincide con la Regione maltese d'informazione per l'aviazione, che genera considerevoli risorse economiche dal traffico aereo.

Fonte: http://www.vita.it/

Rinfrescante e antimicrobi, nasce il tessuto all’aloe

Presto potremmo indossare abiti fatti apposta per non irritare pelli sensibili o provocare danni ulteriori a chi già soffre di irritazioni. Merito di un nuovo tessuto rinfrescante trattato con finissaggio naturale a base di Aloe Vera. Lo ha realizzato un'azienda di prodotti naturali (Crespi 1797), che ha messo insieme oltre 200 componenti della pianta officinale. La casa produttrice assicura una particolare morbidezza e una sensazione di benessere, un effetto idratante e confortevole, rinfrescante e calmante su pelli arrossate e irritate. Il tessuto dovrebbe avere inoltre proprietà antimicrobiche, di protezione dagli insetti e di stimolazione della circolazione.

Fonte: http://www.staibene.it/sb_home.asp

Pomodori, pesche e mele sono più sani se “bio”


La prossima volta che dovrete acquistare pomodori, pesche o mele, tenete presente che "bio" è meglio. Potrebbe essere questo il consiglio che si può desumere da tre nuovi progetti di ricerca europei dell'università di Hohenheim, in Germania, secondo cui queste tre tipologie di frutta avrebbero maggiori qualità nutrizionali rispetto a quelle convenzionali. Un risultato che suffragherebbe quanto già emerso da un'altra recente ricerca Usa sul kiwi.Secondo gli studiosi tedeschi, i pomodori biologici "contengono più materia secca, zuccheri totali e residui, vitamina C, betacarotene e flavonoidi". Mentre i pomodori convenzionali sarebbero più ricchi di licopene e acidi organici. Quanto alle pesche, "quelle biologiche hanno un maggior contenuto di polifenoli al momento della raccolta", grazie alla particolare tecnica di coltivazione. Discorso analogo per le mele: gli studi hanno riscontrato nella purea di mele biologiche un maggior contenuto di sostanze bio-attive (fenoli, flavonoidi e vitamina C) rispetto a quella ottenuta da mele convenzionali.


lunedì 2 luglio 2007

Banche, partiti e consumatori


La pubblicizzazione degli interrogatori e delle intercettazioni telefoniche in merito all'affaire Unipol-Quotidiano Nazionale-Bpi-Corriere della Sera, rende chiaro un quadro al quale mancavano alcuni tasselli. L'operazione Unipol, vista con favore da alcuni partiti del centro-sinistra, mirava a costituire un polo bancario con Bnl e Mps, con l'acquisizione del Quotidiano nazionale (Nazione, Resto del Carlino, Giorno), mentre l'operazione Bpi, vista con favore da alcuni partiti del centro-destra, mirava a costituire un polo bancario con Antonveneta e all'acquisizione del Corriere della Sera. Due operazioni speculari, messe a punto da entrambi gli schieramenti, con la benedizione di Antonio Fazio, allora governatore della Banca d'Italia e in nome della italianita' delle banche, minacciate da concorrenti estere. La bandiera della italianità è stata sventolata e supportata da alcuni media e ha fatto credere a molti italiani che occorreva salvare la Patria, ovvero gli interessi di partiti e banche amiche. Tutta questa operazione si faceva, si fa, sulla pelle, meglio sul portafoglio, dei consumatori. Quale tutela potrebbero avere i risparmiatori da chi li governa se gli interessi dei partiti e delle banche sono un tutt'uno? Certo, qualche fuoco di artificio si accende sempre per incantare i creduloni, ovvero i risparmiatori. Sta di fatto che il costo dei conti correnti delle nostre banche sono i più alti in Europa, nonostante gli sforzi dell'Abi di coprirsi con la foglia di fico del progetto "PattiChiari", che proprio chiari non sono.


Primo Mastrantoni, segretario Aduc


Fondi pensione: i soldi sono dei lavoratori o delle aziende?


Una delle cose che non si comprendono nella normativa sulla previdenza complementare è cosa diavolo ci facciano i rappresentati dei datori di lavoro negli organi di amministrazione e controllo dei fondi così detti negoziali o chiusi (art. 5 comma 1 del d.lgs 252/05). I soldi versati nei fondi pensione sono o non sono dei lavoratori? Perché mai le aziende ci devono mettere bocca? Il fatto che i soldi versati nei fondi pensione provengano dall'azienda (TFR e contributo "datoriale" ) non giustifica certo il fatto che l'azienda debba mettere bocca nel funzionamento del fondo. Anche lo stipendio è versato dalle aziende, non per questo il datore di lavoro può permettersi di sindacare su come lo stipendio venga speso dal lavoratore. La questione è meno secondaria di quanto si possa pensare. L'assurdità della norma sopra indicata, infatti, produce le assurdità segnalate dai nostri lettori come questa praticata dal fondo dei metalmeccanici (il più significativo per numero di aderenti): Ho lavorato come impiegato in un'azienda del settore metalmeccanico fino al 31 maggio 2006 e fino a quella data ho versato i miei contributi al fondo chiuso Cometa. L'interruzione del rapporto di lavoro è stata causata dalla messa in mobilità, una condizione che mi permette il riscatto totale della posizione maturata presso il fondo. Ho atteso un anno prima di procedere al riscatto ma i rendimenti deludenti mi hanno convinto ad attivarmi. Nonostante il mio diritto al riscatto totale sancito dallo statuto ho appurato che il fondo in pratica osteggia questa mia richiesta. Nel modulo da utilizzare per la richiesta di riscatto è infatti presente una sezione, da compilare obbligatoriamente, riservata all'azienda presso cui lavoravo e che questa dovrebbe firmare e timbrare. Ma io non ho più alcun rapporto con l'azienda che mi ha licenziato (l'azienda potrebbe anche non esistere più...) e ritengo peraltro che essa non sia obbligata a controfirmare e certificare un atto che riguarda unicamente il sottoscritto e Cometa. Ho cercato di mettermi in contatto con un rappresentante del fondo per ottenere dei chiarimenti ma per gli aderenti è disponibile solo un call center affidato in gestione esterna. La voce del call center ha definito "regola" la prassi seguita dal fondo ed ha sottolineato che non è eludibile. Mi ha inoltre detto che la mancanza del suggello da parte della società presso cui lavoravo ritarderà per un tempo indefinito l'apertura della pratica di riscatto. Tale ostinazione mi sconcerta: quando una prassi si rivela vessatoria o addirittura illegittima essa va modificata. Perché la mia firma su una dichiarazione scritta non è sufficiente ad avviare la pratica? Perché il fondo non mi chiede un documento in mio possesso, come la lettera di licenziamento o l'attestazione dell'iscrizione alle liste di mobilità? Con che arroganza Fondo Cometa mi vincola ad ottenere da terzi un riscontro documentale che può benissimo procurarsi autonomamente? L'1,27% dei contributi degli aderenti (comparto crescita, esercizio 2006) viene usato per i costi di gestione ma nel momento in cui il fondo sta per perdere la titolarietà della gestione, si guarda bene dall'usare queste trattenute per quella che in fondo è ordinaria amministrazione. Cordiali saluti, Lettera firmata Il nostro lettore ha tutte le ragioni del mondo. Il comportamento del Fondo Cometa è incomprensibile ed auspichiamo un pronto intervento della Covip, l'organo di vigilanza sui fondi pensione, affinché si impedisca ai fondi pensione chiusi di frapporre ostacoli burocratici per l'esercizio dei diritti previsti dalla normativa.