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sabato 30 giugno 2007

INFILTRAZIONI CIA NEI GIORNALI E NEI PERIODICI VENEZUELANI


di Hernán Uribe(30 giugno 2007)

Santiago del Cile - Il quotidiano conservatore cileno El Mercurio pubblica ogni giorno e in maniera servile molto materiale contro il governo bolivariano di Hugo Chavez ma ha osservato il silenzio sulle denunce che mettono in relazione i media e i giornalisti venezuelani con la Central Intelligence Agency (CIA) e altre istituzioni degli Stati Uniti.Il 25 maggio scorso, a Caracas, l’avvocato statunitense Eva Golinger ha affermato, che il Dipartimento di Stato del suo paese studiava il modo di finanziare media e giornalisti venezuelani. “Lo scopo della cosiddetta Divisione di Affari Educativi e Culturali sarebbe influenzare la politica editoriale degli organi di comunicazione” ha affermato la Golinger. L’avvocato ha basato la sua denuncia sulla documentazione ufficiale statunitense comprovante che questi programmi si stanno attuando prima e dopo il colpo di stato del 2002.“Purtroppo, nella migliore delle ipotesi, in Venezuela ci sono giornalisti manipolati dal Dipartimento di Stato” ha affermato la giurista. Le parole della Golinger hanno consolidato le rivelazioni divulgate alcuni giorni prima dall’emittente televisiva statale VTV, dove si è affermato, facendo nomi e cognomi, che sei giornalisti venezuelani hanno ricevuto denaro dal governo di Washington. (1)Tra questi c’è Roger Santodomingo che è stato anche accusato, il 28 maggio scorso, davanti alla Procura generale, di "istigare l'omicidio e di accettare finanziamenti dagli Usa per destabilizzare il governo”. Di fronte a questa imputazione di William Lara, Ministro della Comunicazione e Informazione, Roger Santodomingo – riporta un comunicato della IFEX (Organizzazione per lo scambio internazionale di libertà d’espressione)– ha precisato di aver “solamente” diffuso un'inchiesta nella quale un 30% affermava che la "soluzione" era assassinare Chávez. Che ne sarà del Codice di Etica e dell’Ordine dei giornalisti venezuelani?Precedentemente il governo del Venezuela aveva denunciato il canale Globovision per aver diffuso in codice un incitamento alla eliminazione fisica del Capo di Stato attraverso l’insistente riproduzione della notizia dell’attentato a papa Giovanni Paolo II e all'utilizzazione, come musica di sottofondo, della canzone “Esto no termina aqui” ( "Questo non finisce qui") del panamense Ruben Blades. Ovviamente si era trattato di un messaggio subliminale. La Globovision ha argomentato la sua innocenza citando un episodio avvenuto in Cile alla vigilia del golpe militare. Il 21 agosto ’73 una emittente radiofonica di Puerto Montt, città al sud del paese, diffuse ossessivamente questo messaggio “Siamo di più di quello che credevamo. Cappuccetto Rosso è con noi”. Era un messaggio per i cospiratori e il nome del personaggio della fiaba corrispondeva a Pinochet, che aveva deciso di unirsi al complotto.L'omissione di El Mercurio riguardo la Cia ha certamente una motivazione politica oltre che freudiana, dato che al quotidiano fa male ricordare i milioni di dollari ricevuti negli anni ’70 per contribuire alla deposizione e morte del presidente Salvador Allende. Tre anni dopo il golpe una indagine del Senato statunitense ha rivelato che l’intromissione della Cia in questo giornale è arrivato al punto di inserire i suoi agenti addirittura nell'organizzazione editoriale. Il Rapporto Church (dal nome del senatore che ha coordinato il Comitato) denuncia che questo organismo di spionaggio ha ingaggiato giornalisti, ha editato pubblicazioni di distribuzione nazionale e ha elaborato materiale per i quotidiani, i settimanali e le emittenti radiofoniche e, oltretutto, molti di questi "contenuti" sono stati esportati a organi latinoamericani e europei. Le ingerenze nella stampa da parte della Cia, un ente statale, si è basato e si esercita oggi su di un classico principio imperiale che ha formulato in suo favore William Colby, uno dei suoi direttori: “ La Cia ha il diritto legittimo di infiltrarsi nella stampa straniera ma non in quella degli Stati Uniti. La Cia ha lo scopo di influire, attraverso i mezzi di comunicazione, nello sviluppo e nella fine degli atti politici degli altri paesi”. Senza commento.La propaganda contro il Venezuela si è intensificata a partire dal non rinnovamento della frequenza della ex Radio Caracas Television (RCTV). Nel Senato cileno sono stati approvati i “Progetti di Accordo” (così, di solito, vengono denominati), due opportunità e con votazioni che non arrivano alla metà dei membri di questa Camera. In entrambi i casi si chiede alla presidente Bachelet di protestare per il caso RCTV, ma la Capo di stato non è caduta nell’imboscata. Nell’ansia di riprodurre il modello di pubblicità indotta da Washington, questi accordi senatoriali sostengono che “sebbene il governo del Venezuela abbia la facoltà di non rinnovare la concessione a RCTV per i firmatari significa una chiara limitazione alla libertà di stampa ed espressione”. Che stoltezza, se già esiste il meccanismo legale, è logico che si applichi.Naturalmente, nessuno di quelli che augurano il peggio a Hugo Chávez ha ricordato che negli Stati Uniti vige lo stesso meccanismo di permessi e rinnovi per le frequenze radiofoniche e televisive. Inoltre, il termine d’uso è di otto anni e per ottenere il rinnovo questiorganismi devono dimostrare di “essere stati utili all’interesse pubblico”. In un articolo molto critico , Michael J. Copps, membro della Commissione Federale della Comunicazione (FCC) suggerisce sia di rafforzare il processo di rinnovamento, sia di accorciare il periodo di licenza a tre anni. E sottolinea: “L’uso dello spazio radioelettrico costituisce un privilegio –redditizio- non un diritto e temo che la FCC non abbia fatto abbastanza per difendere l’interesse pubblico" (2). E’ mai possibile, allora, che negli Usa non si rinnova alcuna concessione? e comunque, che diranno i membri del SIP (Sociedad Interamericana de Prensa) e i membri del Gruppo giornalistico americano (GDA)?

NOTE(1) I giornalisti accusati sono: Aymara Lorenzo, Pedro Luis Flores, Ana Karina Villalba, María Fernanda Flores, Miguel Angel Rodríguez e Roger Santodomingo(2) )Michael J. Copps, "El precio del espacio radioeléctrico gratuito", in The New York Times, giugno 6/07

Fonte: http://www.giannimina-latinoamerica.it/visualizzaNotizia.php?idnotizia=82

PROCESSO ESMA




Si è conclusa con cinque ergastoli la vicenda giudiziaria che, a quasi 30 anni dal golpe in Argentina, ha avuto protagonisti cinque ufficiali della Marina per l’omicidio volontario premeditato – aggravato dalle sevizie e crudeltà – degli italo-argentini Angela Aieta, Giovanni Pegoraro e di sua figlia Susanna, desaparecidos durante l’ultima dittatura. Gli imputati Jorge Acosta, Alfredo Astiz, Antonio Vanek ed Hector Febres non erano presenti in aula, si trovano agli arresti domiciliari o in carcere in Argentina. Jorge Vildoza (foto) è invece latitante da 21 anni.La sentenza e' andata al di la' delle aspettative: il pubblico ministero Francesco Caporale aveva infatti chiesto, il 28 febbraio scorso, quattro ergastoli e l'assoluzione per Antonio Vanek. Soddisfazione e' stata espressa dal pm, dalle parti civili avvocati Giancarlo Maniga e Marcello Gentili. Quest'ultimo ha tenuto a sottolineare che "la condanna anche di Vanek - che noi abbiamo dimostrato essere il coordinatore dei voli della morte - fa salva la memoria di tutte le vittime e fa salva la sofferenza di tutti i vivi". Soddisfazione anche dall'Avvocatura dello Stato e dalla provincia di Cosenza, parti civili nel processo.Angela Aieta fu sequestrata dai militari il 5 agosto del 1976, detenuta all’ESMA, torturata e fatta sparire. Il sequestro di Angela fu deciso dai militari a causa della sua lotta per la liberazione del figlio, Dante Gullo, dirigente della Gioventù Peronista in galera dal 1975 e rilasciato nel 1983.Giovanni e Susanna Pegoraro furono sequestrati il 18 Giugno del 1977 e qualche mese dopo portati all’ESMA, dove Susanna partorì una bambina adottata da un Sottoufficiale di Marina. La bambina è stata ritrovata nel 1999 ma ha rifiutato di sottoporsi alle analisi del sangue.

domenica 27 maggio 2007

Costi di estinzione: ombudsman condanna la Banca di Legnano

di giuseppe.d'orta

Lo scorso 15 maggio, l'ombudsman bancario ha condannato la Banca di Legnano - Gruppo Bpm - a rimborsare al cliente la somma di 550 euro addebitata come costo per il trasferimento titoli in occasione dell'estinzione del rapporto. Il Giurì ha imposto alla banca di rimborsare anche i 32 euro addebitati come spese di estinzione del conto corrente. Avevamo già fatto notare in questo articolo come non pochi istituti addebitassero ancora tali spese, soprattutto quelle per il trasferimento dei titoli, nonostante fossero state abolite sin dal 12 agosto 2006. Il provvedimento dell'ombudsman bancario ribadisce l'illegittimità del comportamento di alcune banche. Chiunque si fosse visto addebitare somme non dovute, quindi, può prima reclamare presso la banca e poi, in caso di risposta negativa o assente, rivolgersi all'ombudsman bancario con le modalità indicate nell'articolo.

Fonte: http://www.investireoggi.it/approfondimenti-finanza/index.php?pag_id=40&a_id=21

Controlli periodici della glicemia per gli "over 40"


Superati i 40 anni, non esiste modo migliore per combattere il diabete che tenerlo sotto controllo attraverso test periodici, su tutti l'esame della glicemia. Perché è proprio quando la malattia è agli esordi, vale a dire quando non dà ancora alcun sintomo, che è più importante individuarla. Basti pensare che il 33% dei diabetici italiani non sa di esserlo, salvo accorgersene solo quando non sopravvengono i tipici e pericolosi effetti collaterali.Se i controlli periodici della glicemia sono consigliati a tutti gli italiani che hanno passato la soglia dei quarant'anni, "per le persone sovrappeso o obese, e per chi ha già in famiglia parenti con il diabete di tipo 2, diventano necessari", ha spiegato Illidio Meloncelli diabetologo del centro di diabetologia di San Benedetto del Tronto. Altro fattore importante da tenere sotto controllo è l'attività fisica, che se fatta con regolarità, "può far bene né più né meno che i farmaci".


Tè verde anticancro, ora lo dice anche la scienza


La scienza dà il via libera alle proprietà terapeutiche del tè verde, nella terapia contro il tumore della prostata. Un componente di questa pianta fondamentale nella millenaria medicina cinese, combinato con basse dosi di inibitori dell'enzima COX-2, avrebbe il potere di rallentare lo sviluppo di questa forma di cancro maschile.La scoperta si deve a una ricerca appena pubblicata sulla rivista "Clinical Cancer Research", realizzata dalla University of Wisconsin-Madison degli Stati Uniti. Gli esperti americani hanno dimostrato l'effetto sinergico di un polifenolo contenuto nel tè verde e di principi attivi come il celecoxib, un inibitore dei COX-2. A questo punto, stando alle speranze manifestate di uno degli autori, le possibilità di arrivare a un trattamento preventivo si fanno più concrete.


Troppo alcol nel weekend? Sale il rischio cancro al seno


Troppo alcol fa male. Se poi è concentrato in un periodo ristretto di tempo come il weekend, fa anche peggio. Soprattutto alle donne, che vedono aumentare le probabilità di sviluppare un cancro al seno. È il risultato di uno studio danese pubblicato sullo "European Journal of Public Health" e condotto su 17.647 donne over 44. Le sbronze del weekend, insomma, sono doppiamente pericolose: "Dopo i due-tre drink al giorno", spiegano i ricercatori del Centro per le ricerche sull'alcol danese, "il rischio di ammalarsi di tumore alla mammella aumenta del 2% a ogni bicchiere in più. E se le bevute si concentrano in un breve periodo come il fine settimana il rischio diventa del 4% a bicchiere".Il quantitativo di alcol raccomandato dai medici per il sesso femminile è di massimo 14 drink a settimana. "Bere dai 22 ai 27 drink fa aumentare le probabilità di cancro al seno del 130%. E le donne che concentrano le bevute in un solo giorno a settimana vedono aumentare i rischi del 55%". La spiegazione risiede nella capacità dell'alcol di aumentare i livelli di estrogeni nell'organismo. E gli ormoni femminili sono tra i riconosciuti responsabili dell'insorgenza del tumore al seno.


mercoledì 25 aprile 2007

LATINOAMERICA Messico: 67 giornalisti assassinati

Di Teodoro Renteria Arroyave Vice Presidente FELAP (federazione latinoamericana giornalisti)

Con l'ultimo proditorio assassinio del compagno collega Amado Ramírez Dillanes corrispondente di Televisa da Acapulco e conduttore del notiziario locale Al Tanto dell'emittente Radiorama a tutt'oggi si contano 67 giornalisti assassinati dal 1983 e rappresenta, per vergogna delle autorità, il crimine mortale numero 33 dal 2000 al 2007, in cui si afferma falsamente che è arrivato prima il "governo del cambiamento"e dopo il successore, obbligatoriamente del Pan.Da quando si è incrementato questo fenomeno sociale, che colpisce direttamente la società che ha diritto ad essere ben informata, il giornalismo organizzato nella Federazione di Associazioni di Giornalisti Messicani (FAPERMEX) e nella sua analoga regionale, la Federazione Latinoamericana di Giornalismo (FELAP) ha chiesto semplicemente giustizia, che se vi fosse stata da parte delle autorità, ovviamente avrebbe capovolto il lacerante fenomeno sociale. Tuttavia, nonostante la gravità della situazione che oggi sacrifica un membro della più influente impresa di comunicazione dell'America latina, Televisa, non abbiamo meritato neanche un maggior appoggio alla nostra denuncia da parte della cosiddetta grande stampa. Che oggi preferiscono addirittura citare organizzazioni straniere come Reporter senza frontiere, la società interamericana di stampa e il giornale El Dia della Repubblica Domenicana piuttosto che le nostre associazioni nazionali e regionali per quel che riguarda le nostre denunce e la nostra permanente esigenza di giustizia. In pieno centro, nel noto Porto di Acapulco, stato di Guerrero, dove ultimamente la criminalità organizzata è insorta in modo scandaloso per la disputa della piazza fra due cartelli: quello del Golfo e quello di Sinaloa, il collega e rispettato professionista Amado Ramírez Dillanes corrispondente di Televisa e titolare del notiziario locale di Radiorama, immediatamente dopo aver terminato l'edizione notturna del suo giornale radio, quando usciva dalla sede della rete radiofonica è stato raggiunto da quattro colpi, sparati da due sicari che lo aspettavano. Uno solo ha sparato contro la sua vittima. Tre proiettili hanno colpito la testa e uno la schiena del giornalista, che ancora trovava la forza per scendere dal suo veicolo e arrivare ad un hotel vicino per chiedere aiuto, dove alla fine è crollato senza vita. Amado Ramírez Dillanes è morto a 50 anni. Stando al capo della Polizia Preventiva di Acapulco, Humberto del Valle Enoc, l'assassinio è avvenuto tra le 19 e le 19,10 di venerdì scorso ed il sicario ha utilizzato una pistola calibro 38 super. Come sempre le autorità hanno fatto dichiarazioni a cose fatte: il segretario generale del Governo di Guerrero, Armando Chavarría Barrera, oltre a lamentarsi per l'assassinio del giornalista ha ammesso che nell'ultima settimana si è registrata una nuova ondata di violenza, per cui chiederà un incontro col Governo federale per affrontare il problema. La domanda è perché solo ora hanno preso la decisione di rivolgersi all'Esecutivo Federale? e poi, addirittura con grande faccia tosta ha dichiarato di non sapere che il giornalista aveva ricevuto delle minacce nei mesi scorsi. Per questo è importante ricordare che il 6 febbraio, tempo dopo l'assassinio di sette persone - un agente del Pubblico Ministero della Corte Comune, quattro poliziotti ministeriali e due segretari - si è saputo di un messaggio captato dalla rete di comunicazione del sistema C4 delle forze di sicurezza di Acapulco, Guerrero, il quale avvertiva: "e adesso ne facciamo altri ventuno: un giornalista e poi altri venti ". E nessuno ci ha fatto caso! Per tutta questa situazione di vergognosa impunità su tutti gli assassini dei giornalisti e l'assenza di azioni preventive, situazioni che abbiamo sempre denunciato come metodi sicuri per indebolire le libertà di stampa e di espressione, tutti noi siamo uniti alla denuncia unificata di FAPERMEX e della FELAP che presiedono rispettivamente il collega José Antonio Calcáneo Collado e l'argentino Juan Carlos Camaño. Mai più assassini di giornalisti, signor presidente Felipe Calderón Hinojosa!

Fonte: ALAI