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giovedì 12 luglio 2007

Nel 2017 si mangerà solo al ristorante

Sempre meno in casa e sempre più spesso al ristorante. Sarà questa la tendenza per i prossimi dieci anni delle popolazioni più industrializzate del mondo: abbandonare le cucine domestiche, in favore di pizzerie, tavole calde e "take away". Il motivo? Gli under 50 di oggi non sanno cucinare e con il passare del tempo si recheranno sempre meno al supermercato per comprare gli alimenti da preparare in casa. Le previsioni sul futuro dell'alimentazione nel mondo sviluppato si devono a Birthe Linddal Hansen, una studiosa danese di previsioni per il futuro, che le ha espresse al forum internazionale organizzato da Iama, International Food and Agribusiness Management Association.
In futuro le popolazioni si concentreranno sulle diete individuali "e per capire quali saranno queste diete bisognerà concentrarsi sull'identità genetica degli individui. Non solo, la cucina sarà più internazionale e vi sarà una mescolanza etnica". Il fatto che la popolazione cucinerà sempre meno in casa propria non significa che il modo di mangiare sarà meno sana, anzi: "La gente ambisce a essere più sana", sostiene la professoressa Linddal Hansen, "e per questo sarà vincente la dieta vegetariana. Le persone si accosteranno sempre più a soluzioni naturali e valorizzeranno il cibo tradizionale autentico, perché il cibo è anche una cultura e i consumatori del domani penseranno gli alimenti come qualcosa connesso alla comunità, agli stili di vita, alla storia, alla salute e all'identità".

Fonte: http://www.staibene.it/sb_home.asp

Il gran caldo rende aggressivi

Quando fa molto caldo, il termostato interno del nostro organismo fatica ad adattarsi alle condizioni esterne. Risultato: diventiamo aggressivi. Lo sostiene il neurologo Rosario Sorrentino, direttore dell'Istituto di ricerca e cura degli attacchi di panico presso la Pio XI di Roma.Secondo l'esperto, "in condizioni metereologiche come quelle che stiamo vivendo, di un caldo afoso, il cervello stenta a costruire delle reazioni di adattamento ottimali e viene messo sotto stress quel termostato interno, l'ipotalamo, necessario per regolare termicamente la temperatura corporea nell'uomo". Le persone più predisposte "possono avere una maggiore facilità a subire uno stress termico prolungato e a sviluppare in risposta a stimoli e a sollecitazioni esterne un'aggressività di tipo impulsivo, che si manifesta con comportamenti improvvisi di ostilità verbale e fisica diretta verso se stessi o verso gli altri".

Fonte: http://www.staibene.it/sb_home.asp

La Consob scopre che si vendono molti strutturati

Leggendo l'intervento del presidente Cardia a Milano, lunedi scorso in occasione dell'annuale incontro con la comunità finanziaria, apprendo con piacere che la Consob si è accorta di cosa sta avvenendo da sei anni a questa parte, vale a dire che gli intermediari spingono i clienti ad uscire dai fondi comuni e propongono prodotti poco trasparenti come "polizze assicurative a contenuto finanziario" ed anche "obbligazioni bancarie spesso caratterizzate da strutture complesse e di più difficile valutazione". La Consob si è perfino accorta che "questa evoluzione riflette, in larga parte, gli obiettivi delle reti distributive che negli ultimi anni hanno visto privilegiare la vendita di prodotti finanziari a più elevati margini di rendimento per i distributori e funzionali alle strategie di finanziamento dei gruppi di appartenenza". Ben il 40% delle obbligazioni bancarie è rappresentato da strutturati al punto tale che "sarà ulteriormente sviluppata la vigilanza con il supporto di specifici modelli di analisi". Meglio tardi che mai...comunque anche dopo questa "scoperta", in concreto non cambierà nulla. Qualche ritocco alla documentazione, che nessuno legge ed anche se legge non capisce, e magari una firma in più da qualche parte.

Fonte: http://www.investireoggi.it/approfondimenti-finanza/tutela-del-risparmio-a57.html

lunedì 9 luglio 2007

Il successo del Blu-Ray insospettisce l'Europa

La Commissione Europea sta indagando sul successo del formato Blu-Ray: lo riferisce il Wall Street Journal, che racconta come siano state mandate delle lettere ai maggiori studi di produzione di Hollywood chiedendo maggiori informazioni sulle comunicazioni e gli accordi presi con i rappresentanti dei formati HD DVD e Blu-Ray. Lo scopo è comprende le motivazioni per le quali molti grossi studi di produzione stiano prendendo accordi esclusivamente per il formato Blu-Ray.
Era solo questione di tempo prima che la curiosa posizione che Sony occupa nel settore dei DVD cominciasse a destare sospetti. La casa giapponese infatti, oltre ad essere la principale artefice dello sviluppo e distribuzione dei DVD di nuova definizione Blu-Ray, è anche la produttrice della Playstation 3, la console che integra un lettore Blu-Ray di default, e la titolare di un importante studio di produzione cinematografica. Normale dunque che la commissione europea si ponga delle domande sulla legittimità del dominio del formato Sony sul rivale HD DVD che non gode di una console che integri un suo lettore (solo la Xbox360 prevede un lettore HD DVD da comprare a parte) e nemmeno della presenza ad Hollywood.
Quello di cui la commissione è in cerca sono eventuali "tattiche improprie" attraverso le quali Sony sia riuscita ad ottenere l'appoggio di Walt Disney, Twentieth Century Fox, Lions Gate Entertainment e MGM, mentre Toshiba per il suo HD DVD ha stretto accordi solo con la Universal. In più anche il diverso prezzo dei dischi Blu-Ray rispetto ai rivali è un punto sul quale si cerca di fare chiarezza.
Come risultato di una simile situazione al momento la guerra dei formati sta subendo una forte sterzata nella direzione del formato Blu-Ray. Nonostante infatti i lettori venduti siano molto pochi e nonostante la maggior parte sia per dischi HD DVD (150.000 contro i 105.000 Blu-Ray), Sony ad oggi ha venduto più di un milione e mezzo di Playstation 3 contro i 106.000 lettori HD DVD per Xbox360, cosa che sta facendo la differenza.

Fonte: http://webnews.html.it/news/leggi/6360/il-successo-del-bluray-insospettisce-leuropa/

Confermata la riorganizzazione interna di Asus

A partire dal primo gennaio 2008, Asus si dividerà in due aziende, controllate comunque sempre dai grandi capi di Asus. Le due nuove nate vengono da una riorganizzazione interna volta a separare le loro attività ODM in due sussidiarie che prenderanno il nome di Pegatron Technology and Unihan Technology.
Rimarranno invariate quindi le attività che Asus svolge sotto il proprio marchio. Vi ricordo che per attività ODM, si intende la produzione per conto di terzi, che poi provvederanno a rimarchiare i prodotti con il loro marchio. Una pratica molto diffusa fra le aziende IT, basti pensare che tutti i portatili Apple, gli iPod e i recenti iPhone sono prodotti da terzi.
Ritornando alla riorganizzazione, Pegatron sarà a capo degli impianti produttivi di ASRock, AMA, e le fabbriche di Asustek in Messico. Mentre Unihan si occuperà degli impianti presenti nella Repubblica Ceca, questo almeno secondo quanto dichiarato da Jonney Shih, chairman di Asustech.

La produzione per conto di terzi impegna Asus per almeno il 65% del suo intero fatturato, rendendo quindi di assoluto rilievo una tale riorganizzazione.
Per i clienti finali come noi, tuttavia, i cambiamenti saranno pressoché nulli. Asus continuerà a produrre con il proprio marchio nelle proprie fabbriche, tanto più che, come già detto, il controllo delle due neonate rimarrà comunque in mano ad Asus.
Perché quindi dividere in due la produzione ODM?
Sembra che Asus voglia separare la produzione Europea da quella mondiale. Che ci siano problemi legali o di dogana?

Fonte: http://www.onehardware.it/04/07/2007/confermata-la-riorganizzazione-interna-di-asus/

venerdì 6 luglio 2007

In Turchia la tortura è sempre impunita...

Denuncia di Amnesty International contro la giustizia turca, sempre pronta chiudere un occhio sulle torture e uccisioni inflitte dalle forze di sicurezza

Secondo un rapporto diffuso oggi da Amnesty International, la tortura, i maltrattamenti e le uccisioni in Turchia continuano a essere segnate da una persistente impunita' per le forze di sicurezza. Le indagini e i procedimenti giudiziari su casi di gravi violazioni dei diritti umani compiute dalla polizia e dalla gendarmeria sono lacunose e viziate da decisioni contraddittorie da parte dei magistrati e dei giudici. Di conseguenza, la giustizia per le vittime delle violazioni dei diritti umani subisce ritardi o viene negata.
‘Il sistema di giustizia penale ha bisogno di riforme. Deve porre la protezione dei diritti umani dei cittadini al di sopra della tutela di quelli che vengono percepiti come interessi delle istituzioni e dei funzionari statali' – ha affermato Nicola Duckworth, direttrice del Programma Europa / Asia centrale di Amnesty International.
Il rapporto dell'organizzazione per i diritti umani analizza i fattori che contribuiscono all'impunita' per le forze di sicurezza, tra cui ritardi amministrativi, procedure giudiziarie carenti e intimidazioni nei confronti dei difensori dei diritti umani e dei giornalisti. Il rapporto mette inoltre in rilievo la mancanza di un organismo indipendente che possa indagare in modo imparziale ed efficace sulle violazioni dei diritti umani compiute da funzionari statali e l'assenza di un archivio centrale delle violazioni commesse dalle forze di sicurezza.
Amnesty International, nel suo rapporto, si sofferma su alcuni specifici problemi: - la tortura e i maltrattamenti, anche nel corso di periodi di detenzione non ufficiale, nel corso e al termine di manifestazioni, in carcere e durante il trasferimento dei detenuti;- processi in corso in cui vengono ammesse, e anzi costituiscono un elemento centrale di prova, dichiarazioni estorte mediante la tortura;- il rifiuto dei tribunali di riconoscere esami medici indipendenti in casi di maltrattamenti e tortura; solitamente, essi prendono in esame solo le risultanze provenienti dall'Istituto di medicina legale, organo alle dipendenze del ministero della Giustizia;- la reintroduzione di una controversa disposizione, durante la revisione della Legge per combattere il terrorismo, che non afferma esplicitamente che l'uso della forza dovrebbe essere applicato solo se strettamente necessario e proporzionale e che quello della forza letale dovrebbe essere consentito solo quando ‘strettamente inevitabile per proteggere vite umane';- la mancanza di progressi nelle indagini su uccisioni da parte delle forze di sicurezza, in circostanze in cui esse non erano coinvolte in scontri armati e che quindi potrebbero configurarsi come esecuzioni extragiudiziali.
Nel marzo 2006, a Diyarbakur, nella Turchia orientale, una serie di manifestazioni contro il governo termino' con un'ondata di arresti. Sulla base dei rapporti del Servizio di assistenza legale dell'Ordine degli avvocati, si stima che il 35% degli arrestati, bambini inclusi, furono sottoposti a maltrattamenti e torture. Vennero avviate 35 inchieste che, a distanza di oltre un anno, non hanno dato luogo neanche a una incriminazione nei confronti delle forze di sicurezza.
Amnesty International ha apprezzato l'annunciata intenzione del governo di applicare una politica di ‘tolleranza zero verso la tortura' e di protezione dei diritti umani. L'organizzazione ha osservato una diminuzione delle denunce di maltrattamenti e torture in custodia di polizia e il miglioramento delle salvaguardie sulla protezione dei sospetti contro la tortura durante le fasi dell'arresto, della detenzione e degli interrogatori.
‘Questo impegno da parte del governo non potra' mai essere considerato effettivo e sincero fino a quando non saranno adottate misure per assicurare che i funzionari statali che violano la proibizione assoluta di tortura e di altri maltrattamenti siano portati di fronte alla giustizia. ‘Tolleranza zero verso la tortura' e altre gravi violazioni deve significare che i responsabili saranno sottoposti a indagini esaurienti e indipendenti, processati e condannati' – ha commentato Duckworth. ‘Niente meno di una politica completamente attuata di ‘tolleranza zero verso l'impunita'' potra' porre fine allo spettro della tortura, degli altri maltrattamenti, delle uccisioni e delle sparizioni forzate che ancora caratterizzano la situazione dei diritti umani in Turchia'.

di Redazione (redazione@vita.it)

Il Brasile taglia i costi dei farmaci anti aids

Il Brasile ha stretto un accordo con la Abbott per la distribuzione a prezzi inferiori del loro farmaco anti aids, Kaletra. Lo ha annunciato il ministro della slaute brasiliano, indicando l'accordo come esempio per tutti i Paesi. La Abbott si è offerta di tagliare il costo del farmaco del 30%. In questo modo il Brasile risparmierà circa 10 milioni di dollari l'anno.

di Redazione (redazione@vita.it)