Una forte denuncia contro le violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime militare del Myanmar (Birmania). Ad alzare la voce questa volta è la Croce Rossa, dopo le reiterate denuncie di organizzazioni come Human Rights Watch e Amnesty International. Il Presidente del Comitato della Croce Rossa, Jakob Kellenberger, ha accusato le forze armate birmane di omicidi, arresti arbitrari e distruzioni "su larga scala" di riserve di cibo.
Secondo la Croce Rossa e le altre organizzazioni internazionali di difesa dei diritti umani, il comportamento dell'esercito ha portato a un sentimento di "costante paura" tra la popolazione e ha costretto migliaia di persone a fuggire dalle loro case, creando migliaia di profughi e sfollati (300.000 rifugiati all'estero e un milione nel paese). Inoltre un gruppo di associazioni ecologiste (fra le quali Wwf e Greenpeace) ha segnalato la distruzione delle foreste che avviene sistematicamente nel paese. L'eliminazione dei boschi viene perpetrata, si afferma, "per sostenere uno sforzo di guerra contro le minoranze etniche nazionali". Inoltre "spesso nelle concessioni si fa uso di lavoro in condizioni di schiavitu' e vengono violati i diritti delle comunita'".
Le foreste del Myanmar sono uno delle ultime testimonianze di foresta primaria tropicale nell'Asia continentale, ma il commercio internazionale di Teak e il commercio illegale di legname ne minaccia la sopravvivenza. Dal 1988 il regime militare (il Consiglio di Stato per la Pace e lo Sviluppo, o Spdc) e' stato arbitro assoluto delle risorse forestali, che assieme al petrolio, ha consentito al governo di raddoppiare le spese militari per sostenere il gruppo elitario al potere. Le violazioni dei diritti umani sono documentate, mentre i civili pagano il prezzo del conflitto civile.
Fonte: http://www.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=83099
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venerdì 20 luglio 2007
Birmania, Croce rossa: gravi violazioni diritti umani
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Dolce Vita
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Etichette: birmania, diritti umani, distruzione, foreste, Myanmar, profughi, regime militare, schiavitu´, violazioni
Media e minori: Save the Children, maggiore presa di coscienza e responsabilità
I diritti dei minori ascoltati nei procedimenti giudiziari perché presunte vittime d'abuso vengono violati ogniqualvolta la loro immagine non viene protetta e viene utilizzata dai media, in palese inadempienza con quanto previsto dalla Convenzione Onu per i diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza (CRC), nonché dalla Carta di Treviso.Save the Children, all'indomani della messa in onda sul TG 5 delle immagini della perizia effettuata dai consulenti della procura di Tivoli su alcuni bambini vittime di presunti abusi nella scuola materna di Frignano Flaminio, richiama i media italiani ad una maggiore presa di coscienza e responsabilità sull'utilizzo delle immagini di minori. L'Organizzazione ricorda che, soprattutto in occasione dell'ascolto dei minori vittime di abuso o presunti tali, molte tutele, pur previste dalla normativa, sono talora disattese, con la conseguente rivittimizzazione del bambino, che subisce così una seconda violenza.Indipendentemente dalla riconoscibilità o meno dei bambini ripresi nel filmato, Save the Children pone ancora una volta l'accento sull'esigenza primaria di garantire sempre il superiore interesse del minore.L'incidente probatorio è una delle fasi più delicate del procedimento giudiziario e, in caso di minori vittime di abuso, la legge italiana prevede l'audizione protetta volta alla salvaguardia del minore. Uno dei maggiori problemi evidenziati anche in ambito europeo relativamente all'ascolto del minore in ambito giudiziario è proprio quello legato al reiterarsi degli ascolti anche da parte di persone differenti, poiché ciò può avere delle ricadute emotive sui bambini, compromettendone il già delicato equilibrio.Save the Children, insieme ad altre organizzazioni e associazioni, nel corso di una recente audizione, ha portato all'attenzione del Commissione Bicamerale per l'Infanzia la delicata e complessa questione dell'ascolto del minore, auspicando un suo intervento in materia nei prossimi atti di indirizzo al Governo. Save the Children sollecita l'adozione di un sistema di monitoraggio, esteso a tutto il territorio nazionale, sulle procedure giudiziarie coinvolgenti i minori, al fine di verificarne l'efficacia per ciò che riguarda l'ascolto del bambino e la protezione dello stesso sia in seno al procedimento che in ambito extra-giudiziario.
Per ulteriori informazioni:Ufficio stampa Save the Children ItaliaTel: 06.48.07.0071press@savethechildren.it
Fonte: http://www.vita.it/comunicati/index.php3?COMID=2479
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Dolce Vita
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Etichette: bambini, diritti umani, minori, televisione
venerdì 23 marzo 2007
Trattato sul commercio delle armi.
Diffondiamo il comunicato inviato da Amnesty Intrenational sull’incontro che lunedì 19 marzo ha riunito presso la sede Onu di Ginevra i governi di Argentina, Australia, Costa Rica, Finlandia, Giappone, Kenya e Regno Unito per la promozione del Trattato sul commercio delle armi proposto dalla campagna Control Arms.
LA CAMPAGNA CONTROL ARMS CHIEDE AI GOVERNI DI MANTENERE LA PROMESSA DI UN TRATTATO SULLE ARMI CHE SALVI VITE UMANE
La campagna Control Arms (promossa a livello internazionale da Oxfam International, Amnesty International, Saferworld e Iansa, la Rete internazionale d’azione sulle armi leggere) ha chiesto a tutti i governi di garantire che le loro proposte in merito al Trattato sul commercio delle armi prevedano il divieto di trasferire armi che alimentano gravi violazioni dei diritti umani, conflitti e poverta’.
In caso contrario, ammonisce la campagna Control Arms, lo storico voto con cui, lo scorso dicembre, l’Assemblea generale dell’Onu ha dato il via ai lavori sul Trattato, potrebbe risultare privo di senso. In questo periodo, il Segretario generale dell’Onu sta consultando tutti i governi su fattibilita’, ambito di competenze e parametri di riferimento del Trattato.
Lunedi’ 19 marzo, presso la sede dell’Onu a Ginevra, i governi di Argentina, Australia, Costa Rica, Finlandia, Giappone, Kenya e Regno Unito hanno ospitato un incontro in cui è stato chiesto a tutti i paesi di prendere attivamente parte all’elaborazione del Trattato. Nel corso dell’incontro, la campagna Control Arms ha illustrato le proprie ragioni a sostegno del Trattato, diffondendo un documento di valutazione (*).
“ Nell’ultimo decennio, le ricerche di Amnesty International hanno costantemente dimostrato come i trasferimenti irresponsabili di armi abbiano alimentato le violazioni dei diritti umani in ogni parte del mondo. Se i governi vogliono impegnarsi sul serio per porvi fine, devono dare vita a un Trattato sul commercio delle armi contenente forti garanzie sui diritti umani “ – ha dichiarato Helen Hughes, di Amnesty International.
Il Regno Unito ha proposto un Trattato vincolante dal punto di vista giuridico, che copra tutte le armi convenzionali e vieti esplicitamente i trasferimenti che alimentano gravi violazioni dei diritti umani, provocano conflitti, pregiudicano lo sviluppo e favoriscono criminalita’ comune e terrorismo.
La proposta di Londra riguarda tutti i trasferimenti di armi tra governi e quelli organizzati da singoli mediatori. Tuttavia, la campagna Control Arms rileva come la proposta non preveda risorse adeguate per agevolare l’applicazione del Trattato da parte dei paesi poveri.
Senza i mezzi per attuarlo, l’efficacia del Trattato potrebbe rivelarsi scarsa.
“Il Trattato e’, potenzialmente, il progresso piu’ significativo in tema di controlli sulle armi convenzionali degli ultimi 20 anni. Offre speranza a milioni di persone che soffrono nelle zone di conflitto del mondo. Ma se i 153 governi che lo hanno votato a dicembre non sosterranno una proposta forte, non si riuscira’ a salvare neanche una vita umana. Agli scettici non dovra’ essere consentito di annacquare il Trattato “ – ha affermato Anna Macdonald di Oxfam International.
A dicembre, solo gli Usa hanno votato contro la risoluzione che ha avviato i lavori del Trattato. Nonostante abbiano leggi abbastanza restrittive sulle esportazioni di armi, gli Usa sono riluttanti a sostenere un nuovo accordo internazionale.
“Oggi, due degli alleati-chiave degli Usa, Australia e Regno Unito, prendono posizione e chiedono un forte Trattato sul commercio delle armi, per fermare quei trasferimenti irresponsabili che stanno causando sofferenza in ogni parte del mondo. Si tratta di un importante passo avanti per porre fine allo scandalo di un commercio di armi privo di regole. Speriamo che gli Usa li seguiranno” – ha auspicato Roy Isbister di Saferworld, anche a nome di Iansa.
Amnesty International
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Dolce Vita
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Etichette: armi, diritti umani, Onu
